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Sciti
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top
Gli mwggSciti (mwgwin latino mwhaScythi; mwhqin greco antico Σκύθηςmwhg?, anche mwhwΣκύθοι; mwiapersiano mwiqSaka) furono una mwigpopolazione iranica di mwiwnomadi attestata nella mwjasteppa eurasiatica dal XIX secolo a.C. al IV secolo dell'mwjqEra cristiana.cite-ref-1[1]cite-ref-2[2]cite-ref-3[3] Gli mwmgantichi greci li consideravano mwmwmitologicamente figli di mwnaEracle ed mwnqEchidna, o di mwngZeus e mwnwBoristene.

Le relazioni tra i popoli residenti in questa vastità di regioni non sono oggi chiare, e il termine "Sciti" è stato usato in senso a volte ampio, a volte specialistico. Gli archeologi moderni parlano di "Sciti" quali esponenti della cultura scito-siberiana senza implicazioni etnico-linguistichecite-ref-daviskimball1995-4-0[4], tanto che il termine "scitico" finisce percite-ref-5[5] "descrivere una fase di diffusione del nomadismo montato, caratterizzato dalla presenza di specifiche armi, mwqqfinimenti e un'arte dedita alla produzione di placche metalliche zoomorfe"cite-ref-6[N 1]. Il territorio più occidentale toccato dal fenomeno nell'mwrgEtà del ferro è quello che gli mwrwantichi greci chiamarono "mwsamwsqScizia", circoscrivendo così l'uso del termine "Sciti" a identificativo di coloro che abitavano quell'area ove erano parlate le mwsglingue scitiche.

Gli Sciti furono tra i primi a padroneggiare l'impiego bellico della mwtacavalleria:cite-ref-ebscythian-7-0[6] allevavano mandrie di cavalli e armenti, vivevano in tende montate su carri e combattevano armati d'arco e frecce dalle loro selle.cite-ref-eroarcieri-8-0[7] Svilupparono una ricca cultura caratterizzata da opulente sepolture, raffinata mwvqmetallurgia e un brillante stile artistico.cite-ref-encarta2008-9-0[8] Nel VIII secolo a.C. razziarono (pare) l'mwwgimpero cinese della mwwwdinastia Zhoucite-ref-ebthe-steppe-10-0[9] e, poco dopo, si spostarono a ovest, raggiungendo la mwyasteppa pontico-caspica dalla quale espulsero i mwyqCimmeri.cite-ref-ebcentral-asia-11-0[10] All'apice del loro potere gli Sciti dominavano la totalità delle steppe eurasiatichecite-ref-beckwith117-12-0[11]cite-ref-beckwith377-13-0[12], dai mwbgCarpazi a ovest fino alla mwbwCina centrale (Cultura di Ordos) e alla mwcqSiberia meridionale (mwcgCultura di Tagar) a est,cite-ref-daviskimball1995-4-1[4]cite-ref-14[13] creando quello che è stato definito il primo impero nomade dell'mwewAsia centrale, sebbene si trattasse di una compagine che ben poco aveva di "statale".cite-ref-ebcentral-asia-11-1[10]cite-ref-beckwith11-15-0[14]

Secondo lo storico greco mwhqErodoto, gli Sciti chiamavano sé stessi "Scoloti", o "Skula",cite-ref-16[15] nome derivato da quello di uno dei loro re, Skules.cite-ref-17[16]. Erodoto sostiene inoltre che i mwjgPersiani chiamavano gli Sciti "Saka".cite-ref-18[17]cite-ref-19[18] Attraverso lo studio di nove iscrizioni persiane, mwlwOswald Szemerényi ha riscontrato che in due di queste gli Sciti occidentali sono chiamati dai Persiani mwmaSakā tyaiy paradraya e mwmqSaka paradraiya,cite-ref-os16-20-0[19] in una gli Sciti orientali sono chiamati mwngSakā haumavargā e mwnwtigraxaudā.cite-ref-21[20] In un'altra iscrizione appaiono i termini "Saka", sempre in riferimento agli Sciti orientali,cite-ref-22[21] e mwqaSakaibiš.cite-ref-23[22] mwrqAssiri ed mwrgEbrei trassero il nome mwrwaškuza/iškuza tramite gli Sciti stessi dopo l'invasione del mwsaMedioriente; da esso deriverebbe il nome originario mwsqSkuza, pressoché identico al greco mwsgΣκὺθης,cite-ref-os16-20-1[19] mutuato dal prototipo mwtwiraniano mwua*Skuδa-, il cui significato originario non era "cacciatore di scalpi" o "pastore".cite-ref-24[23] Questo nome si formò dalla radice mwvq*skeud-, "gettare, tirare", traslata anche nelle mwvglingue germaniche (cfr. con l'mwvwinglese mwwashoot); il suo significato sarebbe pertanto "mwwqarciere", come del resto confermato dalle fonti storiche che fanno dell'abilità con l'arco un tratto fondamentale degli Sciti.cite-ref-25[24] Sebbene gli antichi Persiani, gli antichi Greci e gli antichi Babilonesi usassero rispettivamente i nomi "Saka", "Scita" e "Cimmero" per tutti i nomadi delle steppe, i Saka che abitavano la steppa eurasiatica settentrionale e orientale e il mwxgbacino del Tarim devono essere distinti dagli Sciti europei, e il nome "Scita" è usato specificamente per i membri occidentali delle culture scite, mentre il nome "Saka", noti come mwxwSaci, si usa specificamente per i loro membri orientali.cite-ref-26[25]

Contents

Storia
Origini
Declino
Lingua
Arte
Note

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Storia

Origini

Principale fonte primaria sulle origini e la storia degli Sciti è il libro IV delle mw5gStorie di mw5wErodoto. Circa le loro origini lo storico greco riferisce un mito tramandato dagli stessi Sciti, secondo cui il primo uomo nato in Scizia fu Targitao, il primo uomo sulla terra. Questi generò tre eredi: Lipossai, Arpossai e Colassai. Un giorno dal cielo discesero tre oggetti d'oro: un'ascia bipenne, un mw7aaratro d'oro con giogo e una coppa. Il primogenito, Lipossai, tentò di afferrare i doni divini, ma non appena vi provò, gli oggetti si fecero incandescenti. Dopo di lui anche il secondogenito Arpossai provò a fare suoi i regali, ma anche questa volta gli oggetti divennero incandescenti e fu impossibile afferrarli. Solo l'ultimogenito, Colassai, riuscì ad appropriarsi dei tre manufatti d'oro, perciò i fratelli maggiori gli cedettero la loro parte di regno.cite-ref-erodoto-op-cit-iv-7-27-0[26] Da Lipossai discese la tribù degli Aucati, da Arpossai i Catiari e i Traspi, da Colassai i Paralati.cite-ref-28[27]

Ipotesi della storiografia moderna e genetiche

Secondo Tamara Rice, gli Sciti appartenevano al gruppo indoeuropeo di probabile ceppo mw9wiranico o ugro-altaico.cite-ref-rice33-29-0[28] Il mw-aDragan ritiene che gli Sciti fossero un popolo indo-iraniano.cite-ref-30[29]

Recenti analisi fisiche hanno unanimemente confermato che gli Sciti, anche quelli che vivevano nella zona di mwaqiPazyryk, avevano caratteristiche fisiche spiccatamente Est europee. Ulteriori conferme sono giunte dallo studio di antichi resti di mwaqmDNA. Uno studio del 2002 ha analizzato la genetica materna di resti umani di un uomo e una donna risalenti al periodo Saka provenienti dal mwaqqKazakistan, presumibilmente marito e moglie. La sequenza mwaqumitocondriale HV1 del maschio era simile alla sequenza Anderson, che è la più diffusa tra le popolazioni europee. Viceversa, quella femminile suggeriva origini asiatiche.cite-ref-31[30]
Nel 2004 è stata analizzata la sequenza HV1 ottenuta dai resti di un maschio scita-siberiano proveniente dall'mwaqwAltaj, rivelando che l'individuo apparteneva alla mwaq0linea materna N1a.cite-ref-32[31] Il mwariDNA mitocondriale estratto da altri due scheletri della medesima zona ha mostrato che entrambi i soggetti presentavano caratteristiche di origine euro-mongolide. Uno dei due scheletri apparteneva alla linea materna F2a e l'altro alla linea D, entrambe caratteristiche delle popolazioni mwarmeurasiatiche.cite-ref-33[32]
Uno studio del 2009 ha preso in considerazione gli mwarkaplotipi e gli alfatipi di ventisei campioni di antichi resti umani dell'area di mwaroKrasnoyarsk, in mwarsSiberia, risalenti a un periodo compreso tra il IV secolo a.C. e la metà del II. Pressoché tutti i soggetti appartengono all'mwarwaplogruppo mwar0R1a1-M17. Gli autori dello studio ritengono che i dati dimostrino che tra l'mwar4età del bronzo e l'mwar8età del ferro la costellazione di popolazioni variamente chiamate Sciti era geneticamente più vicina ai popoli dell'mwasaEuropa orientale che non dell'mwaseAsia centrale e mwasimeridionale.cite-ref-studidna-34-0[33]

Territorio

Provenienti dalla mwasoSiberia meridionale, dall'area tra il mwassMar Caspio e i mwaswMonti Altaj, gli Sciti si insediarono nel vasto territorio compreso tra il mwas0Don e il mwas4Danubio nel X secolo a.C. da dove, vinti e assoggettati i mwas8Cimmeri, dilagarono, nel corso del VI secolo a.C., verso l'area mwatabalcanica e la mwatePannonia, nel mwatibacino settentrionale del Mar Nero, per poi toccare la mwatmGermania orientale e con i mwatqTraci l'mwatuItalia settentrionalecite-ref-35[34].

Secondo Erodoto, il territorio della Scizia era di forma quadratacite-ref-36[35], delimitata a nord dai territori degli Agatirsicite-ref-erodoto-op-cit-iv-100-2-37-0[36], a est dal mwaumMar d'Azov e a ovest dal mwauqMar Nerocite-ref-38[37]. La mwaukTracia ne era una propagginecite-ref-39[38] mentre la mwau4Crimea non ne faceva partecite-ref-erodoto-op-cit-iv-100-2-37-1[36].
Erodoto descrive l'estensione della Scizia partendo da mwavqOlbia Pontica, colonia di mwavuMileto fondata sulla mwavyfoce del mwavcBug Meridionale, affermando che, seguendo la costa, il territorio era abitato da un popolo culturalmente greco-scita, i Callippidi; poi ve ne era un altro, gli mwavkAlizoni. Culturalmente ascrivibili ai costumi Sciti, questi popoli erano sostanzialmente sedentari, poiché coltivavano mwavograno, mwavscipolle, mwavwaglio, mwav0lenticchie e mwav4miglio. Oltre gli Alizoni vi erano poi gli Sciti "aratori", che coltivavano grano non per il proprio sostentamento ma per commerciarlo.cite-ref-erodotoiv17-40-0[39]cite-ref-41[40]
Dopo il mwawgDnepr, all'interno, vi erano gli "aratori" che i greci del luogo chiamavano Boristeniti, ma che di sé stessi dicevano di chiamarsi Olbiopoliti. A est degli Sciti agricoltori, dopo il fiume Panticape, gli Sciti nomadi occupavano un territorio del tutto brullo, esteso fino al fiume Gerro; oltre questo fiume vi erano i territori "reali", dimora degli Sciti più valorosi che ritenevano gli abitanti del resto della Scizia loro schiavi; i territori reali si estendevano fino alla mwawsCrimea e, verso oriente, fino al Mar d'Azov. Un breve tratto di questa regione arrivava a lambire anche il fiume Don.cite-ref-42[41]
Di là dal Don non si era più in Scizia ma, oltrepassati i territori dei mwaxeBudini, dei Tissageti e degli Iurci, a est, vi erano altre tribù scite che si distaccarono dall'originario insieme degli Sciti reali.cite-ref-43[42]

Migrazioni

Gli albori della popolazione scita si fanno generalmente risalire verso il 1700 a.C., quando mwax4tribù indoeuropee si stanziarono nell'area dello mwax8Yenissei, proseguendo poi verso l'mwayaAltaj e il mwayeCaucaso, diretti a ovest.cite-ref-rice3132-44-0[43] L'inizio della migrazione degli Sciti oltre il Caucaso - oltre al generale sommovimento delle popolazioni nomadi a est della Scizia - fu causato dall'esaurimento dei pascoli. Erodoto afferma che in origine gli Sciti sarebbero stati scacciati dagli mwayyIssedoni, un popolo del profondo nord. Gli Sciti avrebbero poi attraversato il mwaycVolga e si sarebbero insediati negli antichi territori dei mwaygCimmeri, poi chiamati Scizia, poiché erano braccati dai mwaykMassageti. L'invasione del regno dei Cimmeri lacerò questi ultimi: la popolazione voleva semplicemente fuggire mentre i sovrani non volevano cedere all'invasione scita. Approssimandosi gli Sciti, i sudditi abbandonarono le terre senza combattere e i re, rimasti soli, si divisero in due gruppi e combatterono tra loro sterminandosi a vicenda. I loro corpi vennero seppelliti lungo le rive del fiume Dnestr.cite-ref-45[44]

(greco antico)

«

Φαίνονται δὲ οἱ Κιμμέριοι φεύγοντες ἐς τὴν Ἀσίην τοὺς Σκύθας καὶ τὴν χερσόνησον κτίσαντες, ἐν τῇ νῦν Σινώπη πόλις Ἑλλὰς οἴκισται


(italiano)

«Com'è noto, i Cimmeri fuggirono gli Sciti verso l'Asia e colonizzarono la penisola dove si trova adesso Sinope, città greca.»

(Erodoto, Storie, IV, 12, 2)

I Cimmeri in fuga scesero in mwazaMedio Oriente costeggiando il mare e colonizzarono mwazeSinope. Gli Sciti, che inizialmente li inseguivano, scelsero un itinerario differente: procedettero verso ovest dopo il mwaziCaucaso, invadendo così la mwazmMedia,cite-ref-46[45] non prima di aver aggredito gli mwazgAssiri e poi essersi coalizzati con loro, forse anche grazie a un'alleanza matrimoniale. Attaccarono i mwazkMedi mentre, guidati dal re mwazoCiassare, assediavano mwazsNinive;cite-ref-47[46] la sconfitta subita dai Medi fu così pesante da porre fine alla loro supremazia in Medio Oriente, gettando le basi - nel 700 a.C. circa - per il dominio scita in Asia durato ventotto anni.cite-ref-citati313-48-0[47]cite-ref-49[48]cite-ref-50[49] Dalla Media gli Sciti mossero verso la mwaawPalestina, nel regno mwaa0egizio, dove le loro razzie furono fermate dai doni offerti dal mwaa4faraone mwaa8Psammetico I. Ripartiti verso nord, gli Sciti depredarono la città di mwabaAscalona in mwabeSiria; un gruppo di loro saccheggiò il santuario di mwabiAfrodite Urania. Per Erodoto il sacco del tempio fu causa della "malattia femminile", una forma di impotenza che afflisse i saccheggiatori e la loro discendenza, divenuti poi una classe di indovini androgini, gli Enarei.cite-ref-51[50]

Il regno quasi trentennale degli Sciti in Medio Oriente fu caratterizzato da una gestione violenta e afflittiva: pesanti tributi imposti ai popoli sottomessi e i saccheggi del territorio li impoverivano.cite-ref-erodotoi106-52-0[51] La dominazione scita fu interrotta dall'invasione dei mwabwBabilonesi, coalizzati con le armate dei Medi. Dopo la sconfitta gli Sciti ripartirono verso nord, in direzione delle mwab0steppe ora russo-ucraine.cite-ref-citati313-48-1[47] Secondo Erodoto, i Medi sconfissero gli Sciti invitandoli in gran numero a un sontuoso banchetto, sino a farli ubriacare; una volta ebbri, ne trucidarono gran parte.cite-ref-erodotoi106-52-1[51] Dopo la fine del dominio sui Medi una parte delle popolazioni scite si riversò nei territori tra il Mar Caspio e il mwacyMare di Aral unendosi ai mwaccDahai; altri arrivarono sino in mwacgIndia, altri ancora restarono in mwackArmenia.cite-ref-53[52]

Al ritorno dalla Media gli Sciti si ritrovarono a dover fronteggiare una rivolta capeggiata dalle proprie donne unitesi ai loro schiavi. I figli nati da questa unione furono lo zoccolo duro che si oppose al ritorno in Scizia delle tribù scite; anzitutto scavarono dalla mwac8Crimea al Mar d'Azov un fossato difensivo e poi si schierarono per la battaglia. La guerra tra gli schiavi rivoltosi e gli Sciti ebbe un andamento incerto finché questi ultimi, stando a Erodoto, anziché impugnare le armi sfoderarono le fruste, convincendo i nemici che non erano loro pari ma che il loro ruolo era d'esserne gli schiavi.cite-ref-54[53]

Invasione persiana della Scizia

Pochi anni dopo che fu fondata mwadcPersepoli (520 a.C.) gli Sciti subirono l'invasione di mwadgDario I di Persia,cite-ref-55[54] da questi condotta in continuità con il programma politico di mwad0Ciro il Grande, ovvero la riunificazione in un solo regno di tutte le popolazioni iraniche.cite-ref-56[55]

L'invasione di Dario I spinse gli Sciti a riunirsi assieme ai rappresentanti dei popoli vicini per concordare una comune strategia difensiva.cite-ref-57[56] Affermando che i Persiani non avevano tanto lo scopo di punire e assoggettare gli Sciti ma che si trattava piuttosto di un'invasione su larga scala, come testimoniato dalla sottomissione dei Traci e dei Geti, gli Sciti chiedevano ai loro vicini di fare fronte comune contro le truppe di Dario I. I mwaecGeloni, i Budini e i mwaegSarmati si schierarono con gli Sciti, mentre gli mwaekAgatirsi, i mwaeoNeuri, gli mwaesAndrofagi, i mwaewMelancleni e i mwae0Tauri, rimproverando agli Sciti di aver causato loro l'invasione persiana, rifiutarono loro l'aiuto, preferendo restare neutrali.cite-ref-58[57]

Gli Sciti decisero allora di dividere l'esercito in due gruppi, di non combattere mai in campo aperto ma di adottare strategie mordi e fuggi, bruciando il raccolto e ritirandosi sempre più verso l'interno. La progressiva ritirata avrebbe interessato anzitutto i territori dei popoli che non avevano voluto coalizzarsi con loro, così da coinvolgerli loro malgrado nel conflitto. Dopo avere fatto ritirare i carri con donne e bambini, gli Sciti sorpresero nei pressi dell'mwafmIstro le avanguardie persiane e, seguendo i piani concordati, si ritirarono verso ovest, attraversando prima il regno dei Sauromati e poi quello dei Budini; raggiunto il deserto situato oltre il territorio dei Budini, ripiegarono verso nord e rientrarono in Scizia, mentre Dario si accampò presso il fiume Oaro, dove edificò otto fortezze. Ma poiché gli Sciti non tornavano, abbandonò la costruzione delle roccaforti e mosse verso ovest, pensando che quella fosse la direzione intrapresa da loro. Rientrato in Scizia, Dario si trovò ad affrontare i due contingenti sciti riuniti in un solo esercito, che di nuovo, anziché combattere, ripiegarono, costringendo l'esercito persiano ad attraversare i territori dei Melancleni, degli Androfagi e dei Neuri. Prima di lambire il regno degli Agatirsi, ricevettero un'ambasceria che intimava loro di non attraversare il territorio agatirso, altrimenti sarebbero stati attaccati. Perciò la ritirata scita proseguì in Scizia. Così Dario, stanco di inseguirli, inviò un cavaliere al re Idantirso, invitandolo a smettere di fuggire e a scegliere o di affrontare l'esercito persiano o di sottomettersi. Il re degli sciti rispose che non riconosceva l'autorità di Dario e che loro si ritiravano perché, essendo nomadi, non avevano città da difendere né altro per cui combattere; ma se proprio i persiani volevano combattere, provassero a violare le tombe dei loro re. Allora sì che gli Sciti avrebbero prontamente combattuto. Gli sciti risolsero di attaccare i persiani ogni volta che questi tentavano di procurarsi delle vettovaglie, e la cavalleria degli sciti aveva sempre la meglio su quella persiana, che si rifugiava dietro la fanteria; gli sciti però evitavano puntualmente di ingaggiare uno scontro diretto con la fanteria persiana. La presenza di asini negli accampamenti persiani innervosiva i cavalli degli Sciti poiché in Scizia non c'erano asini, favorendo in parte i persiani. Per trattenere più a lungo in Scizia i persiani e logorarne lo spirito, talvolta gli Sciti lasciavano che questi catturassero una parte del loro bestiame, così da non scoraggiarsi del tutto per via dei continui assalti sciti. La cosa logorò Dario che ricevette un araldo scita il quale gli consegnò in dono un uccello, un topo, una rana e cinque frecce; interrogato sul significato dei doni, replicò che non aveva altro ordine che di consegnarglieli e che loro, se fossero stati saggi, ne avrebbero compreso da soli il significato. Dario credette che si trattasse di un segno di resa e che gli Sciti gli stessero facendo dono delle loro terre e della loro acqua. Gobria - un saggio al seguito del re persiano - diede un'interpretazione diversa, ed esatta, dell'avvertimento scita:

(greco antico)

«

Ἢν μὴ ὄρνιθες γενόμενοι ἀναπτῆσθε ἐς τὸν οὐρανον, ὦ Πέρσαι, ἣ μύες γενόμενοι κατὰ τῆς γῆς καταδύητε ἢ βάτραχοι γενόμενοι ἑς τὰς λίμνας ἐσπηδήσητε, οὐκ ἀπονοστήσετε ὀπίσω ὐπὸ τῶνδε τῶν τοξευμάτων βαλλόμενοι.

»

(italiano)

«Se non diventate uccelli e volate in cielo, o topi e andate sotto terra, o rane e saltate nelle paludi, Persiani, non tornerete indietro, colpiti da queste frecce.»

(Erodoto, IV, 132, 3)

Quando poi Dario vide che l'esercito scita, pronto alla guerra, aveva rotto i ranghi per inseguire una mwafglepre un attimo prima che incominciasse la battaglia, comprese che era impossibile per i persiani sottomettere un popolo che non dimostrava alcun apprezzamento per loro e che gli restava a tratti del tutto incomprensibile. Il giorno seguente, su consiglio di Gobria, Dario abbandonò tutti gli asini e i soldati più malconci presso l'accampamento e batté in ritirata con il grosso dell'esercito. Gli Sciti si lanciarono all'inseguimento ma, percorrendo strade diverse, arrivarono per primi presso l'Istro, dove gli mwafkIoni, alleati dei Persiani, presidiavano il passaggio, costituito da un ponte di barche. Gli Sciti cercarono di convincere gli Ioni a non appoggiare più Dario e ad abbandonarlo, impedendogli così la fuga, ma gli Ioni, restando vaghi con gli Sciti, non tradirono Dario. Gli Sciti cercarono di intercettare l'esercito persiano, ma questo andò per la stessa via fatta all'arrivo in Scizia, mentre gli Sciti, avendo distrutto ogni terreno fertile lungo il percorso, immaginavano che i persiani non avrebbero seguito lo stesso itinerario. Così i due eserciti non si incontrarono e Dario riuscì a ritirarsi nel mwafoChersoneso tracico.cite-ref-59[58]

Riassumendo, il conflitto tra Persiani e Sciti si svolse essenzialmente secondo le regole dettate da questi ultimi, che non cedettero mai alla volontà dei Persiani di affrontare il nemico in uno scontro campale, ma perpetrarono continui scontri mordi e fuggi, isolati, ritirandosi sempre più verso le regioni interne delle steppe e dando fuoco alle coltivazioni all'approssimarsi dell'inverno. Così l'invasione persiana fallì.cite-ref-60[59]

Declino

La reazione degli Sciti all'invasione persiana fu l'attacco ad mwagyAbido. Parallelamente il sovrano degli Sciti Aristagoros cercò di stringere un'alleanza con lo mwagcspartano mwaggCleomene I, per prendere in una morsa i persiani: i Greci sarebbero passati da Efeso mentre gli Sciti dalla colonia di mwagkPhasis. Però Dario I diede alle fiamme Abido e così la città di Sparta non prese parte al conflitto.cite-ref-61[60] Successivamente, all'incirca nello stesso periodo (495 a.C.) gli Sciti saccheggiarono la mwag4Tracia e scacciarono mwag8Milziade dal Chersoneso, per poi ritirarsi nei propri territori.cite-ref-rice4243-62-0[61]

Con l'avvento dei mwahuSarmati a ridosso dei confini della Scizia, nel 346 a.C. gli Sciti furono spinti ad attraversare il mwahyDon, poi il mwahcDanubio e, guidati dal re Aertes, annettersi la mwahgDobrugia. Arrivati nel 334 a.C. poco oltre mwahkBalchik, sconfinarono nel mwahoregno di Macedonia e furono ricacciati indietro dalle truppe di mwahsFilippo II di Macedonia, che ne uccise anche il re, costringendoli alla resa. Ciò nonostante, continuarono a premere verso ovest e nel 331 a.C. subirono nuovamente le ritorsioni macedoni, stavolta ordinate da mwahwAlessandro Magno, le cui truppe, guidate dal governatore tracio Zepirione, furono però sgominate. In seguito a ciò, avamposti sciti per il pagamento dei tributi si installarono nei mwah0Balcani, mentre il grosso degli Sciti tornava verso l'odierna mwah4Russia meridionale, in quanto non si era riuscito a ottenere l'appoggio militare di mwah8Olbia per contrastare efficacemente i Macedoni.cite-ref-rice4243-62-1[61]

Nel 110 a.C., sotto il re Scylurus, gli Sciti stabilirono la capitale a mwaiuNeapolis, in mwaiyCrimea, e iniziarono a battere moneta a Olbia. Sebbene ancor più minacciati dai Sarmati, invasero nuovamente il Chersoneso, venendo però respinti da mwaicMitridate VI del Ponto. Questi, coinvolto poi mwaignel conflitto con Roma, cercò di allearsi con gli Sciti, senza però riceverne mai un supporto costante ed efficace.cite-ref-rice4243-62-2[61]
In realtà il mancato appoggio a Mitridate Eupatore era il sintomo della grave crisi in cui versavano gli Sciti, ormai in procinto di soccombere all'avanzata dei Sarmati che sfaldarono definitivamente il regno di Scizia. La fine del dominio scita nelle steppe va imputato in gran parte alle migliori tecnologie militari dei Sarmati, in particolare la staffa di ferro, che consentirono loro di organizzare reparti di cavalleria pesante in grado di sopraffare facilmente la cavalleria degli Sciti, indubbiamente meno corazzata. Gli Sciti, sfilacciati e ridotti a piccoli gruppi sparsi per l'mwai4Europa orientale, nel III secolo d.C. vennero definitivamente spazzati via dall'avvento dei mwai8Goti.cite-ref-rice4243-62-3[61]

Gli Sciti sono menzionati anche dai mitografi: essi attaccarono il regno di Tracia, ma mwajuReso li respinse.cite-ref-63[62]

Società

Gli Sciti erano il clan principale di un gruppo di nomadi stanziati dal VII secolo a.C. nel territorio che corrisponde all'odierna mwajwRussia meridionale, in particolare mwaj0Kuban'. Vi erano inoltre tribù affini, benché politicamente indipendenti, nell'mwaj4Altaj; alcune di queste penetrarono fino nel distretto dello Yenissei. Questo gruppo era asiatico e differiva da quello scita vero e proprio, ma contribuì al sostrato socio-culturale degli Sciti, al punto da poter considerare i due gruppi sostanzialmente come uno solo.cite-ref-64[63] Secondo i Greci, gli Sciti erano l'unico popolo colto tra quelli che abitavano l'interno del mwakmPonto Eusino. Essi erano nomadi, non avevano né città né fortificazioni, né abitazioni ma solo carri e combattevano in sella ai loro cavallicite-ref-eroarcieri-8-1[7].
In inverno gli Sciti migravano verso la mwakkpenisola di Taman'.cite-ref-65[64] Erano mwak4poligami; la moglie passava spesso in eredità di padre in figlio. L'idea piuttosto radicata nella cultura greca che tra gli Sciti vigesse il mwak8matriarcato non è confermata da evidenze archeologiche ed è frutto della convinzione che il regno delle mwalaamazzoni si trovasse in mwaleScizia.cite-ref-rice53-66-0[65] Per legarsi, gli Sciti, oltre a giurare presso il focolare reale, erano soliti anche ferirsi con una mwalylesina o con un mwalccoltello e di unire in una grande coppa di mwalgvino un po' del sangue fuoriuscito per immergervi poi un'ascia bipenne, frecce, una mwalkspada e un mwalogiavellotto. Dopo aver pregato a lungo, bevevano il contenuto della coppa assieme ai testimoni.cite-ref-67[66]

Tra gli Sciti reali il ruolo di capotribù veniva generalmente trasmesso per via mwamaereditaria; presso gli Sciti affini, invece, la statura dei sovrani notevolmente superiore alla media (circa un metro e ottanta)cite-ref-rice71-68-0[67] fa pensare ad un sistema elettivo, che privilegiava la prestanza fisica.cite-ref-69[68]

Aspetto fisico

Gli Sciti avevano caratteristiche antropologiche mwanaeuropoidi, mesocrani dalla faccia larga con nasali pronunciati e orbite basse, di ceppo nord-iranico.cite-ref-70[69] I capitribù rinvenuti a Pazyryk erano alti 1,80, le donne 1,68, ma gli Sciti veri e propri, a giudicare dalle raffigurazioni nelle opere d'arte, erano tarchiati e bassi. I crani di tipo europeo rinvenuti a Pazyryk, a Shibe, Tuekt, Kurai e Katanda sembrano dare ragione a quanto sostenuto dal Jettmar, secondo cui tra il V e il VI secolo a.C. la zona era abitata da genti bionde di origine europea. I vari tipi di crani rinvenuti a Pazyryk testimoniano una notevole mescolanza. Nelle immagini presenti sui vasi di Kul-Oba, Chertomlyk e Voronezh gli Sciti somigliano ai contadini della Russia pre-rivoluzionaria,cite-ref-rice71-68-1[67] però non è stato provato alcun legame tra Sciti e mwanoslavi.cite-ref-rice7273-71-0[70]
Sebbene le fonti antiche affermino che l'indigenza aveva reso gli Sciti glabri, le raffigurazioni più tarde, come quelle del vasellame di Kul-Oba, Chertomlyk e Voronezh, dicono il contrario. I resti rinvenuti a Pazyryk testimoniano l'usanza diffusa di radersi, tranne che per il capotribù che, se privo di barba, se ne muniva di una posticcia.cite-ref-rice7273-71-1[70]
Secondo uno studio genetico del 2009, gli Sciti presentavano caratteristiche fisiche dell'mwaouEuropa orientale: occhi blu o verdi, pelle e capelli chiari.cite-ref-studidna-34-1[33]

Abbigliamento

L'abbigliamento maschile constava di tuniche che sporgevano triangolarmente ai fianchi, indossate come camicie sotto le giacche o i giubbotticite-ref-r5763-72-0[71]. Queste tuniche, aderenti al corpo e provviste anche di cappuccio, come del resto tutto il vestiario scita, non limitavano troppo i movimenti ed erano piuttosto funzionali alla vita in sella, tanto da essere copiate dalla mwapacavalleria mwapecinese intorno al 300 a.C.cite-ref-r5763-72-1[71] I cappucci erano comunemente chiamati "berretti dritti", proteggevano il collo e il capo dal vento ed erano l'elemento caratteristico non solo degli Sciti, ma anche dei mwapySaci; erano un segno distintivo all'interno della comunità, tant'è che venivano decorati con mwapccimieri mwapgzoomorfi o, come per il copricapo di un capotribù di Issyk, con frecce, piume e applicazioni in mwapooro. I pantaloni erano larghi, di pelle, e si infilavano negli stivali fatti di cuoio morbido con la suola rigida e privi di tacco. Il gambale era corto tra gli Sciti più occidentali e lungo in quelli dei mwapsmonti Altaj. Spesso gli abiti venivano adornati con brattee, placche metalliche d'oro finemente decorate che venivano cucite sulla stoffa dei vestiti, ma potevano anche arricchire i sudari e i baldacchini funebricite-ref-73[72].
Le vesti che indossano i guerrieri raffigurati nelle sculture del palazzo di mwaqeSerse a mwaqiPersepoli hanno invece un taglio a coda di rondine, come gli abiti scoperti non nei siti della mwaqmcultura di Pazyryk, ma a Katanda. I ricami erano ricchi e adornavano ogni elemento delle vesti. L'abbigliamento femminile era ancor più ricco e decorato di quello maschile. A ulteriore conferma dell'omogeneità del vestiario vi sono le raffigurazioni del vasellame di Pazyryk, che rappresentano uomini Sciti con abiti simili a quelli degli indigeni raffigurati sui reperti rinvenuti nei siti della steppa occidentale.cite-ref-r5763-72-2[71]
I capi di pelliccia erano molto diffusi nell'area di Pazyryk. Le pelli di cavallo, di mwaqopecora e di mwaqscapra erano d'uso comune, mentre per gli abiti più ricercati si adoperavano pelli di mwaqwleopardo, mwaq0puzzola, mwaq4gatto selvatico, mwaq8scoiattolo, mwarazibellino ed mwareermellino.cite-ref-74[73]

Oggetti d'uso quotidiano

Nella vita di tutti i giorni si usavano gli oggetti più vari: caldaie di bronzo per cucinare la carne, poco decorate ma di fattura massiccia; vasi sacri alla Grande Dea, d'oro e d'argento finemente decorati; brocche da kumys (nella cultura di Pazyryk, prevalentemente di ceramica). Le lampade si ricavavano da pietre rettangolari incavatecite-ref-75[74]. Gli specchi erano un elemento d'uso comune, di produzione autoctona o d'importazione greca, e le famiglie più ricche ne possedevano uno per ciascun membrocite-ref-76[75]. I tavoli erano bassi, molto lavorati, di forma rotonda od ovale; avevano gambe in foggia di zampa d'animale oppure tornite, bordi inclinati e il piano leggermente incavato, potendo così fungere anche da vassoi. Tra gli utensili sono state trovate vanghe di legno e picconi d'osso e di legnocite-ref-77[76].

Contaminazioni culturali

Gli Sciti non apprezzavano che i loro costumi venissero contaminati da influenze straniere, in modo particolare se greche. Erodoto riferisce due aneddoti paradigmatici: il primo riguarda uno scita, mwasyAnacarsi, che, dopo avere viaggiato attraverso numerosi paesi, tornato in Scizia fu ucciso perché, contaminato dai costumi greci, era intento a venerare Cibele.cite-ref-78[77] Il secondo è invece la storia del re Scile che, figlio di una colona di mwassHistria, era così contaminato dalla cultura greca da vivere un mese da scita e un mese da greco, assieme ai coloni di Boristene, sposando addirittura una donna del posto;cite-ref-79[78] iniziato infine ai culti di mwataDioniso, fu scovato dai capi delle tribù scite mentre era colto da un deliro bacchico e per questo destituito e giustiziato.cite-ref-80[79]

Organizzazione militare degli sciti

Erodoto ci fornisce la quasi totalità delle informazioni oggi in nostro possesso circa l'organizzazione militare degli Sciticite-ref-81[80].
Si trattava di una popolazione le cui forze armate erano composte pressoché unicamente da mwavmarcieri a cavallocite-ref-eroarcieri-8-2[7].
Erodoto riferisce molte truculente usanze degli Sciti legate alla mwavkguerra. Come iniziazione militare ogni scita doveva bere il sangue del primo nemico mai ucciso. La pelle delle mani dei nemici veniva impiegata come coperchio per le faretre, mentre altri scuoiavano il nemico e ne issavano la pelle a mo' di vessillo di guerra; ma i loro vessilli da guerra più caratteristici, come racconta il Suida (X secolo), erano di forma tubolare, dipinti in modo da ricordare i serpenti e, quando essi correvano a cavallo tenendoli su aste di mediocre lunghezza, tali tubi, attraversati con forza e gonfiati dall’aria che incontravano, emettevano una sorta di sibilo che appunto ricordava quello dei serpenti.cite-ref-82[81]

Gli Sciti furono tra gli indoeuropei maggiormente noti quali mwav8cacciatori di teste: alla fine di ogni battaglia, ciascun guerriero doveva portare al proprio re almeno una testa nemica, così da guadagnarsi il diritto di partecipare alla spartizione del bottino di guerra; abitualmente praticavano lo mwawascalpo ai nemici poiché possederne un gran numero equivaleva a essere un guerriero di grande abilità, tant'è che gli scalpi venivano appesi alle redini dei cavalli oppure cuciti assieme per farne dei mantelli; spesso i teschi dei nemici più valorosi venivano conservati e segati sotto le sopracciglia per farne delle coppe foderate di pelle di bue dagli Sciti più poveri o d'oro dai più ricchi (un uso analogo veniva praticato nei riguardi dei crani dei familiari vinti in una lite davanti al sovrano; questa consuetudine era così indicativa all'interno del nucleo sociale, che i teschi raccolti venivano mostrati agli ospiti più importanti).

Presso gli Sciti l'importanza dell'abilità in guerra era così sentita che, una volta l'anno, gli Sciti che avevano ucciso qualche nemico venivano invitati a bere da un cratere colmo di vino diluito, preparato personalmente dal capo del proprio distretto; i più valorosi potevano bere con due coppe contemporaneamente. Al contrario, coloro che in battaglia non si erano fatti valere venivano considerati con disprezzo, messi in disparte e gli veniva proibito di partecipare ai festeggiamenti.

Finimenti

Le cavalcature scite venivano bardate con rivestimenti di feltro o in corteccia di betulla intagliata; alle briglie venivano fissati gli scalpi dei nemici e i musi venivano spesso agghindati con riproduzioni di becchi d'uccello o maschere di drago, con la funzione di trasmettere all'animale le qualità specifiche dell'essere rappresentato.cite-ref-pc313-83-0[82] Il morso si costituiva di due pezzi ed era non troppo diverso da quello moderno. Analogamente a quella in uso presso gli mwawgAssiri, si utilizzava la mwawkbriglia "a cavezza", composta da pezzi nasali, da guancia, da fronte e orecchiere, fissati da una fibbia sulla sinistra del muso del cavallo. I vari pezzi delle briglie venivano tutti decorati in oro o piombo; le fibbie erano di osso, i morsi di bronzo, di piombo o di ferro lavorato. Cinghie di cuoio fungevano da staffe. Le selle erano fatte da due cuscini di feltro di 50–60mwawo cm di lunghezza e imbottiti di peli di feltro; nei reperti più tardi, i due cuscini erano intelaiati assieme. I cuscini montavano su due strisce di feltro ed erano uniti a un sottopancia, un pettorale e a una cinghia da coda attraverso delle cinghie posizionate alle rispettive estremità. Sotto le selle venivano collocati dei panni lunghi 160–180mwaws cm, di feltro così come di seta importata, decorati sia con figure geometriche, sia antropomorfe, sia animali. Decorazioni animali (soprattutto mwawwcervi) o rappresentazioni di bestie fantastiche affollavano sia il cuoio delle selle e dei finimenti, sia i cuscini, spesso ricoperti di motivi intricati e in rilievo.cite-ref-84[83]

Armi e armature

I mwaxmfoderi delle mwaxqspade erano ricoperti di lamine d'oro e mwaxuintarsiati d'mwaxyavorio; gli astucci dei mwaxcpugnali erano a forma di cuore, secondo il gusto persiano. Le mwaxgarmature erano del tipo "mwaxklamellare, costituite cioè da scaglie metalliche e placche ornamentali, il tutto montato su un rivestimento in mwaxofeltro rosso. Gli mwaxselmi venivano realizzati con una tecnica analoga a quella usata per le corazze. Gli mwaxwscudi erano in genere rotondi e non troppo grandi. A Pazyryk erano di forma diversa, rettangolari e con la base tonda. mwax0Lance e mwax4giavellotti non erano troppo diffusi.cite-ref-85[84] L'mwaymarco scita era del tipo mwayqcomposito a doppia curvatura, in corno, incordato con tendini animali e si tirava sul fianco sinistro, alla maniera dei mwayuParti, così come la mwayyfaretra (denominata mwaycgorytos) era fissata allo stesso fianco sinistro; le mwaygfrecce avevano la punta trilobata, in pietra, osso, bronzo o ferro a seconda del periodo storico.cite-ref-cita-rice-p-69-86-0[85] Le spade misuravano sino agli 85 cm. I pugnali erano a doppio taglio, del tipo "mway0acinace" in uso presso i Persiani. Erano largamente impiegate per il combattimento a cavallo armi d'arcione (mway4scuri e picchi/punteruoli) identificati dagli storici greci con il nome di "mway8mwazasagaris".
L'influenza ellenica portò gli sciti ad adottare scudi ed elmi d'importazione greca.cite-ref-87[86]

Religione

La religione degli Sciti aveva alcuni elementi in comune con quella dei mwazgPersiani, quali il culto del fuoco, il culto di mwazkMitra, lo mwazosciamanesimo, l'uso di bevande inebrianti durante i riti, il sacrificio di cavalli, il giuramento presso il focolare del sovrano,cite-ref-erod68-88-0[87] l'assenza di raffigurazioni statuarie degli dei.cite-ref-89[88] Tamara Rice afferma che, presso gli Sciti, fosse diffuso il culto della mwa0mGrande Dea, già adorata nella mwa0qRussia meridionale prima dell'avvento degli Sciti, raffigurata in numerosi reperti rinvenuti nei corredi funebri talvolta con il corpo metà umano e metà di mwa0userpente, spesso circondata dai suoi animali sacri, il mwa0ycane e il mwa0ccorvo,cite-ref-90[89] con uno scettro o uno stendardo, figurava quale protettrice del capotribù e nume tutelare dei giuramenti, oppure al centro di un rituale di iniziazione.cite-ref-91[90] È stato ipotizzato che le principesse e le spose dei sovrani sciti fossero inoltre le sacerdotesse della Grande Dea e che, in occasione dei riti, indossassero abiti particolari, gli stessi che le avrebbero accompagnate nell'oltretomba. Non vi sono tuttavia sufficienti evidenze archeologiche a suffragare tale ipotesi.cite-ref-rice62-92-0[91]

Si ritiene che le numerose raffigurazioni di mwa1ucervi siano legate all'idea che l'anima del defunto fosse condotta nell'mwa1yaldilà proprio da questi animali. Più in generale, le continue rappresentazioni di animali attengono a una funzione mwa1ctotemica delle singole bestie, le quali simboleggiavano virtù specifiche di cui ci si voleva appropriare attraverso la raffigurazione.cite-ref-93[92]

Gli dei venerati dagli Sciti erano mwa10Estia (mwa14Tabitì), mwa18Zeus (mwa2aPapeo), la Terra - che, secondo la mwa2emitologia scita, sarebbe la consorte di Zeus -, mwa2iApollo (mwa2mEtosiro), mwa2qAfrodite Urania (mwa2uArtimpasa o Argimpasa)cite-ref-94[93]. Inoltre, gli Sciti reali adoravano anche mwa2sPoseidone (mwa2wTagimasada), mwa20Eracle e mwa24Ares. Eccezion fatta per Ares, gli Sciti non erigono né templi né altari, né statue.cite-ref-95[94]

I sacrifici

Erodoto riferisce nel dettaglio come avvenivano i sacrifici: chi sacrificava, posto dietro l'animale, tirava una fune che ne legava le zampe anteriori così da farla cadere e, contemporaneamente, invocava la divinità; poi, cingeva il collo della bestia con un cappio e, inserito nel cappio un piccolo pezzo di legno, lo girava, strangolando l'animale. A questo punto la vittima sacrificale veniva scuoiata e cucinata. La cottura veniva effettuata dopo avere separato la carne dalle ossa che, poiché gli Sciti erano poveri di legname, venivano utilizzate come combustibile all'interno di lebeti, oppure nel ventre stesso dell'animale sacrificale. Le primizie cotte dopo il sacrificio venivano scagliate davanti a sé da chi sacrificava. Le vittime sacrificali preferite erano i cavalli. Un sacrificio particolare veniva effettuato in onore di Ares. Con delle fascine venivano eretti altari larghi tre stadi e sormontati da piattaforme quadrangolari accessibili solo da un lato. Su ciascun cumulo veniva piantata un'antica spada e si posizionava l'effigie del dio. Alla spada venivano abitualmente sacrificati animali e, ogni cento prigionieri di guerra, uno veniva immolato. Secondo Erodoto, prima si cospargeva di vino il capo della vittima umana, quindi era sgozzata raccogliendone il sangue, che poi veniva versato sulla spada dell'altare. Alla base di quest'ultimo venivano recise alla vittima la spalla e il braccio destro, che infine venivano lanciati in aria.cite-ref-96[95]

Il culto dell'oro

Un ruolo preponderante, nella religione degli Sciti, era svolto dall'oro, insediatosi nella cultura scita dopo la lunga permanenza in Medio Oriente. Esso è ben testimoniato da un mito fondativo scita riferito da Erodoto; grazie agli oggetti aurei, infatti, Colassai divenne il re-sacerdote della Scizia. L'oro veniva perciò considerato il tramite tra la dimensione umana e quella divina, elemento fondativo della società scita.cite-ref-97[96] Sempre secondo il mito originario scita, Colassai istituì tre regni per i suoi figli e il più vasto fu conferito a colui che aveva l'onere di custodire l'oro sacro. Anche per questo il re era considerato il custode dell'oro sacro, in onore del quale annualmente venivano celebrati particolari sacrifici propiziatori. Chi, durante tali feste, custodiva l'oro sacro beneficiava di particolari privilegi in quanto il compito era considerato piuttosto gravoso; infatti, gli Sciti ritenevano che chi si fosse addormentato mentre custodiva l'oro sacro sarebbe morto entro la fine dell'anno. Pertanto, chi doveva custodirlo riceveva in dono una porzione di terreno pari a quanto sarebbe riuscito a girarne a cavallo nell'arco di una giornata.cite-ref-erodoto-op-cit-iv-7-27-1[26]
Secondo gli Sciti, l'oro veniva custodito dai grifoni, che vivevano nel profondo nord.cite-ref-98[97]

I vaticini

Gli indovini sciti utilizzavano verghe di mwa5usalice per effettuare i propri vaticini. Durante il rito, le fascine deposte a terra venivano sciolte e si deponeva una verga alla volta, mentre la profezia veniva pronunciata. Quindi, una volta raccolte tutte le verghe, ricominciavano daccapo. Un rituale analogo, effettuato però con la mwa5ycorteccia di mwa5ctiglio, veniva compiuto dagli indovini androgini sciti, gli Enarei.cite-ref-99[98]

Quando il re era gravemente ammalato, mandava a chiamare i tre indovini più importanti del paese che, generalmente, affermavano che la causa delle sue sventure fosse lo spergiuro di qualche suddito presso il focolare reale. Catturato lo spergiuro, veniva condotto presso gli indovini, che ne confermavano la colpevolezza; se questi negava, venivano allora convocati altri sei indovini che, se a loro volta lo dichiaravano colpevole, ne determinavano la mwa50decapitazione. Se invece gli indovini chiamati rovesciavano le accuse, si chiamavano altri indovini finché, a maggioranza, non si giungeva a una conclusione. Se infine il reo veniva scagionato, i primi indovini che lo avevano accusato venivano messi a morte.cite-ref-erod68-88-1[87]

Il culto dei morti

I corpi dei sovrani venivano ricoperti di mwa6qcera, l'intero ventre ripulito e riempito di mwa6ucipero triturato, aromi, semi di apio e di mwa6caneto, quindi ricucito. Le loro tombe si trovavano al margine estremo del regno, presso i mwa6gGerri. Il corpo veniva posizionato su un letto di foglie e ai lati della salma si realizzavano due filari di lance, su cui veniva collocata una serie di assi coperte da una stuoia. Nella camera funeraria si collocavano, dopo averli strangolati, una concubina, un cuoco, uno scudiero, un servo, un messaggero e dei cavalli, oltre a un ricco corredo funerario, principalmente d'oro. Il rituale culminava con l'erezione di un alto cumulo di pietra. Le fosse erano quadrate e, una volta scavate, i cadaveri venivano trasportati presso un altro popolo. Chi riceveva il cadavere si tagliava un pezzo d'orecchio, si radeva i capelli, si incideva le braccia, si graffiava la fronte e il naso e si conficcava frecce nella mano sinistra. Quindi, seguito da quanti avevano ricevuto per primi il corpo del sovrano, il cadavere veniva trasportato presso un altro popolo, finché la salma non aveva visitato tutti i popoli sottomessi dagli Sciti. I cortei funebri erano capitanati da dei portatori d'aste sormontate da maschere di uccelli o altre fiere in bronzo o ferro, seguiti dai suonatori di sonagli e campanacci, atti a scacciare gli spiriti maligni. Il mwa6kcarro funebre del capotribù, guidato da due, quattro o sei cavalli veniva subito dopo, sormontato da un mwa6obaldacchino con a ogni angolo campanelli e una figura di animale in bronzo, mwa6saraldicamente distintive del sovrano. Dietro il carro procedevano coloro che sarebbero stati immolati e infine il resto della tribù. L'anno seguente, cinquanta cavalli e cinquanta tra i migliori servi del sovrano venivano sacrificati; i loro corpi, svuotati delle interiora e riempiti di paglia, venivano poi ricomposti così da formare una schiera di cavalieri che veniva collocata tutt'intorno al tumulo del re.cite-ref-100[99]
Il rito di sepoltura scita per i sovrani somigliava dunque molto a uno analogo che si svolgeva in mwa7eCina sotto gli mwa7iimperatori Han.cite-ref-101[100]
I cadaveri degli Sciti comuni, invece, venivano portati presso gli amici più cari dai propri congiunti; ogni amico offriva il loro onore un banchetto e anche al morto si tributava una parte del desco. Il rito andava avanti così per quaranta giorni, finché non si seppellivano. Al termine delle celebrazioni funebri, gli Sciti espiavano ungendosi il capo e lavandosi.cite-ref-102[101]

Economia

Dopo avere mosso verso ovest dal mwa74Caucaso e dall'mwa78Altaj, gli Sciti si evolvettero secondo un'economia mista, con una parte della popolazione che dismise gli abiti nomadi per stabilirsi nelle valli più fertili e dedicarsi all'agricoltura.cite-ref-rice3132-44-1[43]

Commerci

Gli Sciti intrattenevano relazioni commerciali con i popoli del Bosforo cimmero.cite-ref-dragan154-103-0[102] I porti commerciali degli Sciti sul Mar Nero rifornivano costantemente la Grecia del mwa8ograno coltivato nella mwa8sRussia meridionale, oltre a rifornirli di storione, sale, tonno, miele, carne, latte, pellami e schiavi, mentre importavano dalla Grecia vasellame, oggetti di metallo e gioielli.cite-ref-104[103] Importavano tappeti dalla mwa9aPersia, tessuti fini e mwa9eseta dalla mwa9iCina,cite-ref-105[104] vasellame e oggetti d'arte dalla mwa9cGrecia.cite-ref-rice104-106-0[105] Secondo Erodoto una parte del popolo scita era divenuta sostanzialmente sedentaria e, nelle regioni a ridosso del mwa9wMar Nero, era dedita all'agricoltura; gli Sciti agricoltori coltivavano per il proprio sostentamento, mentre gli Sciti "aratori" allo scopo di commerciare quanto coltivato.cite-ref-erodotoiv17-40-1[39]

Allevamento

Gli Sciti non allevavano mwa-mmaiali né ne facevano uso alcuno.cite-ref-107[106] Il mwa-gcavallo era un elemento fondamentale della cultura e della società degli Sciti. Fulcro dell'attività nomade e di quella guerriera, oltre a essere concepito come compagno anche nell'oltretomba, esso era inoltre fonte di nutrimento, oltre a fornire il latte da cui gli Sciti ricavavano una bevanda particolare, il mwa-kmwa-okumys.cite-ref-pc313-83-1[82] Il latte di cavallo era la loro bevanda principale e veniva estratto dagli schiavi - appositamente accecati - i quali inserivano tubicini d'osso nei genitali delle giumente attraverso cui soffiavano, così da poterle mungere meglio. Il latte raccolto veniva poi scremato: quello che si addensava più in superficie era considerato di qualità migliore.cite-ref-108[107]

Le cavalcature scite venivano bardate con rivestimenti di feltro o in corteccia di betulla intagliata; alle briglie venivano fissati gli scalpi dei nemici e i musi venivano spesso agghindati con riproduzioni di becchi d'uccello o maschere di drago, con la funzione di trasmettere all'animale le qualità specifiche dell'essere rappresentato.cite-ref-pc313-83-2[82] Tutti i cavalli presentavano le orecchie marchiate e quelli da monta venivano espressamente mwa-gcastrati.cite-ref-109[108] Come testimoniato da un ricco vaso da kumys in lega d'mwa-0oro e d'mwa-4argento del IV secolo a.C. proveniente da Chertomly,cite-ref-cita-rice-p-69-86-1[85] i cavalli da tiro avevano la criniera incolta, mentre quelli da guerra l'avevano tagliata, affinché non ostacolassero la mira nel tiro con l'arco. Le code dei cavalli venivano o intrecciate, oppure annodate a metà della loro lunghezza.cite-ref-110[109]

Lingua

Linguisticamente gli Sciti appartenevano al mwbasceppo indoiranico;cite-ref-111[110] la scarsità di testimonianze non consente una classificazione più precisa della loro lingua, anche se generalmente lo scitico viene ricondotto alla famiglia iranica poiché a questa appartengono le lingue indoiraniche attestate presenti nell'area corrispondente all'antica mwbbaScizia, e in particolare l'mwbbeosseto. Per le stesse ragioni, tuttavia, la filiazione dell'osseto dallo scitico (o dal sarmatico) non è comprovata da fonti documentali, ma solo inferita per ragioni storiche.cite-ref-112[111]

Cultura

Arte

L'origine remota della stilizzazione dell'arte delle steppe, databile fra il XIV secolo a.C. e il VII secolo a.C., è rintracciabile molto probabilmente nella mwbb4cultura di Karasuk. Sono riconoscibili tre correnti stilistiche, raggruppate per aree storico-geografiche: la mwbb8Scizia, l'mwbcaAltai e l'mwbceOrdos. Tale produzione è da sempre collegata alle popolazioni mwbcinomadi dell'mwbcmAsia Centrale, anche se non mancano esempi attribuibili a tribù sedentarizzate, in tutto o in parte, come i Tagar.cite-ref-113[112]

L'arte, per gli Sciti, era realista e sinuosa.cite-ref-114[113] Più che elaborare una vera e propria arte, realizzarono uno stile.cite-ref-115[114] Un'arte popolare, priva di opere monumentali ma capace di collegare la mwbdeUcraina slava al mondo antico, influenzando la crescita delle successive arti europee.cite-ref-116[115] L'arte degli Sciti si esprimeva principalmente in minuziose decorazioni di qualsiasi oggetto, anche di quelli d'uso più comune, con forme chiare e armoniche.cite-ref-117[116]
Seppure differenziata da qualche localismo determinato dalle diverse posizioni geografiche - che permettono di distinguere gli Sciti dell'area attorno al Mar Nero rispetto a quelli orientali - l'arte scitica è sostanzialmente unitaria nei temi e nelle forme. Così, influenze cinesi contaminarono maggiormente quelli situati a ridosso dell'mwbdsAltaj, mentre Persiani e Greci dettero un impulso specifico sugli Sciti delle steppe occidentali, senza mai sfaldare l'unitarietà della cultura scita.cite-ref-118[117] La permanenza secolare degli Sciti in mwbeaMedio Oriente ne influenzò notevolmente l'arte che, contaminata dal gusto orientale, accomunò alla tipica impronta artistica nomade, fatta d'oggetti in osso, legno e corno, un largo uso di ricercati oggetti in oro, in cui spiccano mescolati elementi assiri, urartei, medi, babilonesi e protoiranici. Gli elementi caratteristici della produzione artistica degli Sciti sono prevalentemente soggetti animali, in particolare raffigurazioni che vanno dal dall'animale mwbeecontorsionista, alle scene di caccia, a violenti scontri tra bestie reali o immaginarie, composte da parti di differenti animali, al cosiddetto "mwbeigaloppo volante".cite-ref-119[118] Quest'ultimo era la rappresentazione della figura distesa, di profilo, dell'animale in movimento, l'apice della sintesi artistica scita, che cercava con una sola immagine di raffigurare diversi movimenti dell'animale.cite-ref-120[119] Frequente è il mwbessymplegma (intreccio) tra gli animali.

Non di rado le scene di movimento raffigurano continui scontri tra le più diverse tipologie di bestie - soprattutto nella regione dell'mwbe0Altaj,cite-ref-121[120] talvolta con una predilezione, da parte dell'artista, per il predatore che ha la meglio sulla preda. mwbfiPietro Citati osserva che i continui mescolamenti di animali, spesso anche in un solo essere fantastico, sottendano a una filosofia della metamorfosi propria della cultura scita.cite-ref-122[N 2] L'elaborazione di bestie immaginarie mediante la combinazione di più elementi animali testimonia, più che un timore del vuoto, l'intuizione della diversità e versatilità della natura, secondo un gusto forse di derivazione mwbfchittita,cite-ref-123[121] sebbene le raffigurazioni animali avessero già avuto un proprio sviluppo nel mwbfwCaucaso ancor prima che apparissero gli Sciti o si formasse un'unità artistico-culturale con l'mwbf0Armenia, l'mwbf4Anatolia, la mwbf8Mesopotamia settentrionale e parte della mwbgaPersia.cite-ref-124[122]

Tra i motivi singoli più caratteristici dell'arte degli Sciti c'è senz'altro il mwbgycervo, antico elemento d'adorazione dei popoli siberiani ma probabilmente del tutto privo di significati religiosi tra gli Sciti, sebbene sia possibile che fosse ritenuto l'animale che conduceva le anime dei morti nell'oltretomba - come testimonierebbero le maschere cornute per cavallo ritrovate nelle tombe di Pazyryk.cite-ref-rice157-125-0[123] Viceversa, il cavallo non era tra gli animali più rappresentati, nonostante fosse un elemento fondamentale nella vita quotidiana scita.cite-ref-126[124]

Un altro elemento importante dell'arte scita furono le mwbhacorna, che hanno rivestito una funzione simbolica e rituale in diversi popoli dell'età preistorica, soprattutto nell'area orientale della pianaura eurasiatica, conservando tra gli Sciti un significato non solo simbolico, ma anche pienamente inserito tra i motivi artistici classici delle loro opere.cite-ref-127[125]

La tecnica dell'mwbhyintarsio fu certamente appresa in Persia e veniva praticata diffusamente, cosa invece non dimostrata presso le tribù nomadi vicine.cite-ref-128[126] Gli intagli in osso testimoniano più accuratamente lo stile scita rispetto agli oggetti in metallo prezioso. Le tecniche d'intaglio venivano riadattate a quelle di lavorazione del metallo. Talvolta, gli intagli lignei venivano ricoperti d'oro battuto o lamine di piombo.cite-ref-129[127]

Scarsi e di poca importanza sono i rinvenimenti di mwbiavasellame. Era ritenuto di minor valore e costituiva infatti la gran parte del corredo funebre dei ceti più poveri. Il genere locale era grossolano, tinto con colori poco vividi, nero o grigio, in cui le coppe erano rare. Quello che appare nelle tombe più ricche è infatti sempre di importazione mwbieionica o del Ponto.cite-ref-130[128]
C'erano botteghe specializzate nella produzione di oggetti d'oro in serie, come dimostrato dal fatto che, nel tumulo di Tsarsky Kurgan vi fossero placche d'oro realizzate con i medesimi stampi usati a Chertomlyk, Ogùz, Shibe, mentre a Pazyryk modelli analoghi sono stati ritrovati solo in argento.cite-ref-131[129]

Architettura (Kurgan)

Tra i pochi edifici realizzati dagli Sciti si annoverano i mwbi4mwbi8kurgan, tumuli funerari al cui interno venivano inumati i corpi dei defunti assieme a ricchi corredi funerari. Il tumulo veniva eretto scavando una trincea inclinata, alla cui estremità più lontana si piantava un grosso palo. Con dei puntelli di legno si sostenevano i lati, quindi la trincea veniva mutata in corridoio erigendo un tetto conico; una tettoia si appoggiava al palo principale mentre ulteriori pertiche fungevano da colonne di sostegno. I rivestimenti interni, nelle tombe della Russia meridionale, erano di mwbjavimini, giunchi, corteccia di mwbjebetulla, paglia o coperte, mentre a Pazyryk era di largo uso il feltro. Nel mwbjiKuban' gli interni erano sovente mwbjmaffrescati.cite-ref-132[130] Nella camera principale spesso vi era una sorta di rivestimento di pietra e un soffitto di legno. La bara era talvolta sostituita da una cassa dipinta, oppure decorata d'oro. Le camere ulteriori servivano a ospitare i corpi della mwbjgservitù.cite-ref-rice91-133-0[131] Il sito di mwbj0Tolstaja Mogila presenta tumuli alti tra i 9 e i 21 metri e circonferenza tra i 122 e i 370 metri. Le camere funebri erano profonde 13 metri sotto il livello del suolo, lunghe 4,5 e alte 2,15.cite-ref-134[132] I tumuli del Pazyryk erano più elaborati, l'architettura più complessa, i pavimenti ricoperti di mwbkighiaia; le camere funebri dei tumuli più grandi raggiungevano i 41 m², chiuse da una doppia cinta di mura, esternamente di tronchi grezzi e internamente in pietra levigata.cite-ref-135[133] Inoltre i corpi dei defunti venivano mwbkcimbalsamati e solo parzialmente vestiti, con gli uomini senza i pantaloni.cite-ref-136[134]
Gran parte delle tombe reali si trovano nella zona tra mwbk0Gyumri e mwbk4Nicopoli, anche se altre sono lungo il confine con i territori greci di mwbk8Panticapeo.cite-ref-rice91-133-1[131]

Tra il VII e il VI secolo a.C., all'apice della prosperità della cultura scita, i capitribù e le loro mogli venivano sepolti con corredi di immenso sfarzo, i gioielli migliori, un grande corredo d'abiti per l'oltretomba, vasi sacri d'oro e d'argento, ritoni, tazze, anfore con olio e vino e caldaie di bronzo con scorte di carne per l'aldilà.cite-ref-137[135] Nelle tombe reali, i defunti erano riccamente adornati di gioielli d'ogni genere: diademi d'oro, collane, cinture, bracciali, orecchini, monili, anelli, amuleti, bottoni, fibbie. Le placche d'oro erano un ornamento comune degli abiti degli Sciti soprattutto rotonde.cite-ref-138[136]

Influenze nell'arte successiva

Molti elementi dello stile artistico degli Sciti sono stati mutuati, nel corso dei secoli, in altre culture, sia in Europa sia nell'Estremo Oriente, ancora in epoca tardo medievale,cite-ref-139[137] permanendo nell'arte decorativa russa fino all'occidentalizzazione del Paese operata da mwbmmPietro I di Russia.
Lo stile scito-sarmatico che si consolidò nella Russia meridionale anche dopo la caduta del regno di Scizia contaminò, attraverso i continui scambi commerciali con il mwbmuBaltico, anche parte dell'arte decorativa mwbmyscandinava, senz'altro anche grazie alla mediazione dei mwbmcCelti di mwbmgHallstatt e di mwbmkLa Tène, intermediari naturali tra le due popolazioni. Questi furono il popolo più largamente influenzato dallo stile scita, come testimoniato dalla profonda penetrazione culturale scita in mwbmoUngheria, suffragata da una vera e propria contiguità anche sociale. Tracce evidenti del retaggio artistico degli Sciti si individuano nelle rappresentazioni animali dell'arte mwbmsslava, così come in quella della mwbmwBritannia, in quest'ultimo caso mediate dai mwbm0popoli germanici (fondamentale in tal senso il lascito stilistico in seno all'arte mwbm4vichinga). Analogamente, il motivo dell'uccello policromo, dal grande becco e dall'occhio rotondo, si ritrova nell'arte dei mwbm8Franchi mutuata dal culto dei mwbnaGoti per gli uccelli mwbnerapaci. Il motivo animale degli Sciti si ritrova inoltre in numerose placche metalliche dell'mwbniOrdos e dell'mwbnmHunan (dal IV al I secolo a.C.), raggiungendo l'apice della contaminazione sotto la mwbnqdinastia Han. Nell'mwbnuImpero russo, le decorazioni con motivi di uccello, sia su oggetti di ceramica/metallo sia di cucito, sopravvissero sino al XVIII secolo, mentre le facciate di alcune chiese russe tardo medioevali, come quelle del distretto di mwbnyVladimir-Suzdal (XII-XIII secolo), sono affollate di bestie curiose e latamente mwbncaraldiche, con strette connessioni nel disegno legate allo stile scita.

Gli Sciti nella cultura moderna

Già nel XVIII secolo gli Sciti vengono menzionati in alcune opere letterarie. mwbnoVoltaire, nel suo mwbnsIl mondo come va (1748), racconta di come Babuc, uno scita, venga incaricato di visitare mwbn0Persepoli dal mwbn4genio Ituriel, affinché esamini il comportamento dei suoi abitanti e gli riferisca le sue impressioni, onde decidere se, a causa dei loro costumi corrotti, i persiani vadano puniti o se la loro città vada distrutta. Nel 1767 il filosofo francese dedicò al popolo scita una mwbn8tragedia, mwboaGli Sciti.cite-ref-140[138] Da questa tragedia, nel 1823 mwboyAndrea Leone Tottola ricavò il libretto per l'opera in due atti mwbocGli sciti, di mwbogSaverio Mercadante, un rifacimento di mwbokScipione in Cartagine.cite-ref-141[139]

Il fiorire degli scavi di siti sciti favorì la nascita di un forte sentimento nazionale mwbo8russo, capace di estendersi per un intero mwbpacontinente.cite-ref-142[140]
La pubblicazione nel 1889 del testo mwbpyRusskie drevnosti (Antichità russe), a cura di N.P. Kondakov e I.I. Tolstoj riunì per la prima volta in un unico studio tutti i ritrovamenti di reperti sciti, dal mwbpcDnepr al mwbpgCaucaso all'mwbpkAsia centrale. La tesi di fondo della pubblicazione mirava a sostenere una parentela universale tra le popolazioni che occuparono la vastità delle steppe russe, ricongiungendo mwbpoEuropa e mwbpsAsia, senza soluzione di continuità. Nei venti anni che seguirono si affermò nel mondo accademico russo l'idea che il paese fosse stato barbarizzato dai popoli asiatici, visti prima come una minaccia e poi come fieri conquistatori. Si sostituì all'immagine terribile dell'invasore mwbpwmongolo l'ideale affascinante di un popolo barbarico giovane e slanciato verso la libertà, presto sovrapposto alla vecchia immagine dell'asiatico. Dopo il 1917 l'identità nazionale russa si associò a quella temibile degli asiatici. Nacque nel 1919 la mwbp0rivista mwbp4Skify (Gli Sciti), che in prima pagina cantava epicamente il sibilo della freccia e scorgeva nell'identità barbarica scita la nemesi dei valori mwbp8borghesi. Con l'avvento della mwbqaRivoluzione russa, mwbqeAleksandr Aleksandrovič Blok ravvisò con ammirazione il trionfo del fiero barbaro scita dagli occhi a mandorla l'intero componimento poetico è pervaso da un forte sentimento antioccidentale, immaginando un ruolo di terzietà della nazione russa rispetto ai conflitti politici tra oriente e occidentecite-ref-143[141]. Non mancarono però voci critiche: Osip Emil'eivč già nel 1914 intuiva che, dietro l'ostentazione della fierezza scita si nascondesse il crepuscolo della libertà. Nel 1917, nel mwbqcpoema mwbqgA Cassandra, metteva in guardia ancora una volta i russi dal pericolo delle fascinazioni scite. Il modello degli Sciti come archetipo dell'identità nazionale russa fu fecondo anche nelle arti: mwbqkmwbqoLa sagra della primavera (1913) di mwbqsIgor' Fëdorovič Stravinskij e mwbqwNikolaj Konstantinovič Roerich trae ispirazione dalla Russia mwbq0pagana; è del 1914 la mwbq4mwbq8Suite scita di mwbraSergej Sergeevič Prokof'ev. Il mwbrepittore mwbriDavid Burljuk sosteneva l'importanza, per la Russia, di un'arte barbarica autoctona capace di ispirarne gli artisti, svolgendo un ruolo analogo a quello delle arti primitive per il mwbrmCubismo. Lo mwbrqscrittore mwbruBoris Andreevič Pil'njak descrisse nel romanzo mwbryL'anno nudo (1922) una comune mwbrcanarchica nei pressi di un mwbrgkurgan. Il mwbrkfilm mwbroZvenigora (1928) del mwbrsregista Aleksander Dovzenko raccontava invece il rinvenimento di un tesoro scita effettuato dagli artefici del mwbr0Socialismo. Nel 2018 esce nei cinema il film mwbr4The Scythian - I lupi di Ares, realizzato dal regista russo Rustam Mosafir e ambientato nel periodo di decadenza del popolo scita.

Note

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cite-note-122N 2. L'interpretazione riferita da mwbtumwbtyCitati,mwbtc p. 317 riprende la tesi di Véronique Schiltz mwbtgLes Schytes e les nomades des steppes.

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Voci correlate

• mwcnuArcieri sciti

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Collegamenti esterni

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